La Tramvia di Firenze: Luci, Ombre e il Senno di Poi
È naturale che un’opera monumentale come la tramvia divida l’opinione pubblica. Tuttavia, quando le critiche nascono solo "col senno di poi", vanno prese con le pinze. In questo post vorrei analizzare, a mio modesto parere, ciò che si sarebbe potuto fare meglio: quegli errori che apparivano evidenti fin dall'inizio e che, con una maggiore accortezza, si sarebbero potuti evitare.
1. La "Selva di Pali" e l'estetica delle linee
Il primo errore, forse il più grave e costoso, riguarda l'impatto visivo della T2 e della T1 (nel tratto Centro-Careggi). A differenza di quanto fatto nel primo tratto della T1 verso Scandicci (es. via Jacopo da Diacceto), si è scelto di non utilizzare gli ancoraggi agli edifici o ai lampioni esistenti.
Il risultato? Una "selva di pali" in piazza Stazione, aggravata da una scelta cromatica discutibile: quel verde scuro che spicca violentemente, a differenza del grigio chiaro usato verso Scandicci, capace di confondersi con il cielo. Oltre al danno estetico, la beffa: per rimediare alle proteste, si è passati ai nuovi tram Hitachi ibridi per i viali. Questa scelta ha fatto lievitare i costi e introdotto nuove criticità legate alle batterie, costringendo persino all'aggiornamento dei vecchi Sirio per rendere l'intera flotta compatibile.
2. Soprintendenza e scelte contraddittorie
In questo scenario, non è mancata la complicità della vecchia Soprintendenza. Da un lato ha costretto i cittadini ad attendere il tram sotto la pioggia vietando le pensiline in fermate chiave e ha preteso la rimozione delle catenarie sui viali; dall'altro, è apparsa curiosamente distratta di fronte a interventi privati come il "cubo nero".
3. L'occasione persa del Centro Storico
L'altro errore marchiano è politico e risale alla decisione di Matteo Renzi di annullare il passaggio della T2 in centro (piazza Duomo - San Marco). Sebbene la tramvia non avrebbe potuto fermare l'esplosione degli affitti brevi, avrebbe certamente mitigato lo spopolamento del centro. I residenti si sarebbero sentiti cittadini "connessi" al resto della città. Piazza San Giovanni e via Martelli sono oggi un bel salotto, ma una visita ai centri di Siviglia o Amsterdam avrebbe forse ispirato meglio il politico di Rignano su come integrare mobilità e bellezza.
4. Viabilità e nodi critici
Anche la gestione del traffico veicolare presenta luci e ombre:
Criticità: Gli incroci vicino alla fermata Arcipressi e l'immissione dalla FI-PI-LI in piazza Ciampi restano difficili. In quest'ultimo caso, un semaforo sarebbe stato più efficace della rotonda.
Sorprese positive: La soluzione in viale Belfiore funziona sorprendentemente bene, rendendo il traffico più scorrevole rispetto al passato.
Preoccupazioni future: Il vero "imbuto" resta Porta al Prato verso il Ponte alla Vittoria. Al solo pensiero del futuro attraversamento della T4, "tremano i polsi".
In conclusione
Nonostante questi appunti, la tramvia resta l'opera più importante realizzata a Firenze negli ultimi cinquant'anni. È una pietra miliare per la vivibilità e una valida eredità per le generazioni future. Magari, un giorno, vedremo tram a idrogeno o a levitazione magnetica; o forse, come accade a Milano e Torino, i vecchi modelli continueranno a circolare con orgoglio accanto ai nuovi, diventando parte integrante del panorama urbano.

Forse un armamento più leggero avrebbe aiutato
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